› Due Parole su Antonella
Materia? Guardando le opere della pittrice-scultrice Antonella Pagnotta, e' facile farsi prendere dall'idea che tutto sia avvolto nella materia. Iniziando dall'uso del legno, dai corpi muscolosi, dalla decisione e nitidezza dei contrasti e delle linee, all'uso talmente delicato dei colori da renderli quasi reali. Materia come possibilita' di essere sicuramente.
Forma? La plasticita' dei corpi e l'uso del colore come fine e non come mezzo attraverso cui esprimersi, certamente riescono a manifestare l'essenza stessa delle cose proprio grazie alla forma.
Ma tutta questa materia, queste forme che sembrano provenire dallo strato minerale, vegetale, animale delle sostanza, la semplicita' e nettezza delle curve, delle linee e dei colori che si richiamano ad una espressivita' primitiva, diventano, forse proprio per questo, talmente rivoluzionarie da toccare, senza che sembri strano, lo spirito dell'arte.

› Plasticismo Atomico
Antonella Pagnotta è una pittrice sicuramente attuale, immersa non solo nelle problematiche esistenti ma anche in quella che è la contraddizione della pittura di oggi.
Nella globalizzazione delle merci, delle idee, dei rapporti, del prodotto pittorico stesso, Antonella Pagnotta sembra invece rivendicare un’appartenenza specifica, una consapevolezza delle proprie radici.
Il suo stile e le sue personali esperienze partono dalla tradizione artigianale, dalla manualità stessa del lavoro: nell’uso del materiale, cuoio, stoffa, argento, legno, ma anche nella manipolazione, potremmo dire, anatomica dei materiali.
Creatrice di oggetti, disegnatrice e creatrice di vestiti e gioielli, per passare poi infine al legno con il mosaico sagomato, di corpi soprattutto.
E’ da queste esperienze che nasce la statuaria della pittrice, che avendo vissuto a Firenze per quattro anni, ha assimilato, forse inconsapevolmente, le linee dei corpi e la ritrattistica rinascimentale.
Ma il legno non riusciva a soddisfare sia la voglia di movimento, sia quella del colore.
L’olio su tela è stato lo strumento ideale.
La direttrice di Antonella Pagnotta è, come abbiamo detto, la statuaria rinascimentale, alimentatasi però delle deformazioni lombardo-venete che arrivano all’espressionismo moderno.
Ma la direttrice è altrettanto segnata dal futurismo, più di tutti, la luminosità urlante del primo Boccioni.
Ed è tutta qui la specificità della pittrice: la sua italianità.
Ma il colore o la statuaria non sono più manierismo, si mischiano e si intersecano in un gioco delle parti in cui non c’è nessuna spinta verso l’astrazione, ma in cui è evidente che la lettura della realtà non è un gioco da poco.
Rientriamo nella pittura del corpo: materia ri-conoscibile, senza più manipolazioni o scomposizioni, ma nemmeno rappresentata da un’oggettività retorica o fotografica.
La pittura di Antonella Pagnotta possiamo dire che è una pittura della memoria.
Il tatto e la vista sono gli strumenti di questo ricordo, che è fatto di cose, colori, corpi vicini; in questo sta la specificità di una pittrice che, proprio perché, come già detto, è nell’esistente e nel dramma vissuto dalla pittura attuale, rifiuta i dogmi del presente e si riporta indietro, dove sta il sogno della pittura.
Abbiamo parlato di Boccioni, perché l’intuizione futurista per la quale si stava cercando “l’ultrasensibilità sorta con le nuovissime condizioni di vita createci dalle scoperte scientifiche” è ancora una delle massime vette della pittura, ma in Antonella Pagnotta l’idealismo plastico-costruttivo ha perso il suo idealismo ma ha perso anche il costruttivismo, spogliandosi quindi degli specifici temporali per diventare un plasticismo-atomico visto che la techné moderna ha scomposto l’atomo contaminando l’uomo, che si disintegra, in qualità di soggetto, in un amalgama non specificato.
L’inconscio non è più dentro, ma all’esterno dell’uomo, ecco perché le figure tornano prepotenti e il colore si sovrappone schizzando in scintillii simili ai flash fotografici del nichilismo attuale.
› Manifesto del Plasticismo Atomico
Implodendo gli atomi,
si dileguano come uno stormo,
le sensazioni si polverizzano
il petto si squarcia
il sangue è più leggero dell’aria,
vibrano brividi brevi che
stimolano adrenalina per
i nostri impulsi motori.
MOTORI!
Sbizzarriti ingranaggi,
linguaggi
penetrano putride menti
in decomposizione
d’azione.
Filtra come acqua corrente
elettrica,
sguizza
la retina
capitombolando
su una scia multicolorata di sapori indigesti.
incesti
di valore si sopraffanno
all’ulteriore sconforto nel
confronto
d’una equazione irrazionale.
- Bisogna espandersi come una pittura
- acquerellata, sugli occhi di questi ibridi
- in chiaroscuro.
Bisogna riattivare atomi ibernati nell’ignoranza
che avvolge la nostra razza in questa fase dell’ordine.
Bisogna irrompere nelle loro membra squallide
Stuprando i loro concetti:
in questa 2 fase dell’ordine il nemico eroico sistema globale,
o il re, il re delle cicale della 3 guerra mondiale,
si è tecnologizzato come un onda elettrica,
ha acquistato il consenso della natura
ha bruciato archivi corrodendo il nostro
RICORDO.
Non dobbiamo più elemosinare ipocrisia per poter mangiare
gli avanzi di pochi istanti di assopimento assuefatto.
Dobbiamo diventare i contadini del nostro cervello
Dobbiamo ripudiare le gabbie in cui ci hanno recluso
Dobbiamo svegliare le mummie del nostro senso.
Assolutamente screpolare
il manto contraddittorio
che ricopre la pelle
della massa liquefatta
nella concezione quotidiana.
Sembra di vivere in una serra colma di belve sazie di niente
La Monarchia informazionale idee vengono prodotte dal re delle cicale.
Bisogna implodere l’atomo celebrale come lo sciogliersi d’una nebulosa astrale
Riacquistare il livello artigianale:
botteghe personali in
cervelli individuali.
Scomporre la fermezza giornaliera
Creare una propria “maniera”
Creare una cultura
Nazionale-Popolare.
Marcello Francolini